ClaudioMATARAZZO

Radio Cracovia

Durante la Prima guerra mondiale, le truppe di Cracovia, guidate da Józef Piłsudski si batterono per la liberazione della Polonia, in alleanza con le forze austriache e tedesche. Nonostante la sconfitta degli Imperi Centrali, i termini del Trattato di Versailles (1919) stabilirono il primo Stato sovrano polacco da oltre un secolo. La festa dell’Indipendenza fu istituita come ricorrenza nazionale solo nel 1937, ma per ironia della sorte fu celebrata solo due volte, prima che Hitler invadesse proprio la Polonia dando inizio alla II Guerra Mondiale. Dopo il conflitto, le autorità imposte dalla forte influenza sovietica rimossero la commemorazione dal calendario, e fu reintrodotta solo nel 1989, all’implosione dell’Unione Sovietica.
La Polonia fu spartita nuovamente nel 1939 tra la Russia comunista e la Germania nazista con la Campagna di Polonia, casus belli della Seconda guerra mondiale, e le forze naziste entrarono in Cracovia a settembre dello stesso anno. Divenne così capitale del Governatorato Generale, un'autorità coloniale guidata da Hans Frank. L'occupazione fu pesante, soprattutto per l'identità culturale della città. Oltre 150 professori e studiosi della Università Jagellonica vennero convocati per un incontro, arrestati e inviati in un campo di concentramento a Sachsenhausen. Molte reliquie e vestigia della cultura nazionale furono distrutte o saccheggiate. L'intera comunità ebraica della città, che prima della guerra contava tra le 60.000 e le 80.000 persone, fu annientata, attraverso espulsioni, il confine coatto nel ghetto di Cracovia e l'invio finale nei campi di concentramento e di sterminio, due tra i più tristemente famosi dei quali furono stabiliti nelle vicinanze di Cracovia: Płaszów e Auschwitz.
A causa della manovra di avanzamento delle forze sovietiche, alcuni palazzi storici e capolavori vennero demoliti. Al termine del conflitto, il governo della Repubblica Popolare di Polonia ordinò la costruzione di Nowa Huta, la più grande acciaieria dello Stato. L'obiettivo secondo alcuni storici era quello di ridurre l'influenza dei circoli intellettuali ed artistici attraendo le masse operaie; secondo altri studi l'obiettivo era il pieno impiego della popolazione, la soluzione del gravissimo problema della disoccupazione e dell'indigenza, l'indipendenza economica dello Stato Polacco attraverso lo sviluppo del settore produttivo più importante, l'acciaio appunto. Oggi la sua funzione è scomparsa e rimane soltanto un grosso quartiere popolare dall'aspetto alienante pieno di grossi palazzi dormitorio, tipico esempio di edilizia popolare socialista.
Nel 1978, l'UNESCO ha inserito il centro storico della città nella sua prima lista dei siti patrimonio dell'umanità.
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