ClaudioMATARAZZO

La revedere Bucuresti

I volti solcati degli anziani segnano ricordi indelebili, le bruciature, gli sfregi del regime Ceausescu danno fastidio, come sale sulle ferite, sebbene siano passati quasi 30 anni da quel 1989. Ritmi architettonici dettati da crepe, rovine e palazzi recenti, danno vita a due Bucarest. Una è lenta, con lo sguardo malinconico rivolto alla trascuratezza, l’altra possiede una vista dinamica, con voglia di riscatto credendo fermamente nel futuro.
Le persone, culture e religioni differenti, si confondono convivendo assieme. Il gioco dei contrasti, ricchezza e povertà sono in guerra, con la seconda in netto in vantaggio. Bucarest è anche questo... un violino accordato che allieta una passeggiata ma repentinamente cambia diventando stridulo e ruvido. Una ricerca affannata del modernismo, da parte delle nuove generazioni, sbatte addosso al muro di una classe sociale ancora conservatrice, tutto avvolto da frenesia. Bucarest non è un posto per turisti ma per viaggiatori, una capitale che non sa ancora cosa vuole, che non sa a chi o cosa somigliare.

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