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Mono no aware

date » 03-06-2022 09:35

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La transitorierà dei fenomeni: tutto è passeggero, tutto muta, niente è eterno.La permanenza è un’illusione, e l’accettazione di questa verità – la sua concreta e costante percezione – permette uno sguardo sereno sul fluire delle cose.

Mutevole, accetta
La fusione dell'acqua, si muove fluidamente dall'una all'altra Passa
facilmente dalle nuvole alla goccia di pioggia al mare
Cambia continuamente forma ma non essenza
L'acqua passa attraverso barriere impossibili da attraversare in nessun altro modo
L'acqua non conosce confini
fondendosi indiscriminatamente con tutto e tutti
L'acqua unisce
È nella sua natura connettere e fondere
L'acqua è generosa, a volte un po' troppo generosa
Traboccante di generose e piacevoli inondazioni
Eppure un contenitore di terra stabile o un muro del mare trova l'acqua impegnata a prendere forma come una piscina, una baia o una baia riflettente lago
Così come il mare non rifiuta il passaggio a nessuno, l'
acqua accoglie tutti coloro che vengono sulla sua strada
L'acqua accetta tutti i ceti sociali
E noi ci arrendiamo con gratitudine e ci apriamo a questo elemento curativo

Ma

date » 03-06-2022 09:32

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La forma è vuoto e il vuoto è formaTutti i fenomeni sono manifestazioni momentanee, lampeggiamenti effimeri che durano soltanto per un momento, dato che scompaiono non appena comparsi, per essere seguiti da altri.
Incontrai il Buddhismo Zen giapponese in giovanissima età. La sua profonda spiritualità, mi ha dato modo di scoprire il concetto del Wabi Sabi. L'estetica della bellezza imperfetta, impermanente e incompleta.
Elementi principali che, nello spirito originario del Wabi, trovano conforto e appagamento nella semplicità, nella purezza, nella moderazione e nell'umiltà. Caratteristiche che pian piano portano all'essenza del Ma. La relazione tra pieno e vuoto volta a creare una tensione dinamica in una composizione.
Lo spazio come metafora del silenzio mentale e possibilità di riempimento.

Nel silenzio, il quell’assenza di rumore, vi è presenza. Il tornare a noi con i nostri istinti è uno dei primi grandi poteri e insegnamenti che la natura ci offre. Raffigurato negli spazi bianchi c'è silenzio, negli spazi densi c'è dialogo. Equilibrio molte volte difficile da gestire.

Uno ne ha prodotti due
Due ne ha prodotti tre
Queste parole significano che uno è stato diviso
in yin, il principio femminile, e yang, il principio maschile
Questi due si sono uniti, e dalla loro giunzione è venuta una terza
armonia
Lo spirito di armonia
Mentre condensa, produce tutti gli esseri

Non sempre gli occhi chiusi dormono.
Non sempre gli occhi aperti vedono.

Immagina d’essere un bimbo che, sdraiato sulla schiena con lo sguardo rivolto al cielo senza nuvole, faccia bolle di sapone con un anello di plastica. Non appena la bolla si stacca, l’osservi mentre s’innalza nel cielo, e così facendo sposti l’attenzione dalla bolla al cielo. Mentre osservi la bolla, questa scoppia, ma l’attenzione per un attimo rimane là dove c’era la bolla. Ecco, in quell’attimo la consapevolezza si posa nello spazio vuoto.
B. Alan Wallace


MA 間 è una parola presente nella lingua giapponese in infinite espressioni. Dà significato alla dimensione "fra" due eventi, evoca uno spazio "fra" cose, la relazione "fra" due persone, accentua una pausa "fra" momenti diversi di uno stesso soggetto, nella vita quotidiana e nell'arte. Il creare un “vuoto pieno di senso” attraverso l’utilizzazione dello spazio bianco. La presenza del bianco, quindi del vuoto, è fondamentale tanto quanto la presenza del “pieno”.
Ho ricercato una rappresentazione che possa ricondurre a una cifra metafisica che, per sua essenza, è al di fuori e al di là di ogni forma. Sono solo forme esteriori di cui è rivestita per far si che essa si manifesti, per esprimere quanto di essa risulti esprimibile. Una mediazione tra l’esistenza e la trascendenza.

Lettera

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Cari Fotografi, questa è una lettera che mi ha aiutato da quando ho iniziato a dedicarmi alla fotografia.



"La prima cosa è avere una macchina che corrisponda al nostro gusto, quella che più ti piace, perché si tratta di provare una soddisfazione fisica con ciò che si ha tra le mani, lo strumento è la base per chi si dedica ad una professione e che sia essenziale, l’indispensabile e nulla più. Secondo, prendere un ingranditore a piacere, il più utile e semplice possibile, per il formato 35mm. Il più piccolo fabbricato dalla Leitz è il migliore, ti durerà per tutta la vita.

Il gioco inizia quando si parte all’avventura, come un veliero dispiega le vele; andare a Valparaiso o a Chiloè, vagare tutto il giorno per le strade, per posti sconosciuti, sedersi quando ci si affatica sotto un albero, comprare una banana o del pane e prendere il primo treno, guardare, disegnare anche, e tornare a guardare, uscir fuori dal conosciuto, entrare nel mai visto, lasciarsi guidare dal piacere; di lì a poco troverai cose che ti susciteranno immagini, prendile come apparizioni.

Quando sarai di ritorno a casa, sviluppa, stampa e inizia a guardare ciò che hai pescato, tutti i pesci. Li stampi in forma di cartoline e li attacchi al muro, a cercare tagli e inquadrature, tutto questo guardare ti guiderà all’osservare. Quando sei sicuro che una foto non sia buona, cestinala! Prendi le migliori e ponile in una posizione più alta sul muro; bisogna ritrovarsi solo con le buone, salvare il mediocre fa sprofondare nella mediocrità, la psiche si fa carico di tutto ciò che non si elimina.

Fatto ciò dedicati a della ginnastica, intrattieniti con altre cose, senza più preoccuparti; inizia a guardare i lavori degli altri fotografi e a cercare qualcosa di buono in tutto ciò che ti ritrovi tra le mani: libri, riviste, prendi il meglio, se puoi ritaglia, prendi ciò che ti interessa e attaccalo al muro, affianco alla tua produzione; se non ti è possibile ritagliare, ciò che hai di buono lascialo in esposizione, lascialo lì per settimane, mesi; si tarda molto ad apprendere ad osservare, però pian piano scoprirai il segreto. Continua la tua vita tranquillamente, disegna un po’, esci a passeggiare. NON SFORZARTI MAI A FOTOGRAFARE, COSI’ FACENDO PERDERAI LA POESIA, PERDERAI IL SENTIMENTO. E’ COME FORZARE L’AMORE O L’AMICIZIA, NON SI PUO’.

Quando resusciterai lo saprai, e potrai partire per un nuovo viaggio, un nuovo vagabondare: va a Porto Aguirre, scendi al Baker a cavallo fino ad Aysen. Valaparaiso è sempre meravigliosa, è perdersi nella magia, perdersi vari giorni rincorrendo le strade e i pendii. Non farti prendere da ciò che è convenzionale, lasciati portare solo per il gusto di osservare, le apparizioni si faranno più chiare e le fotograferai con più attenzione, riempi il tuo carretto di pesci e torna a casa. Imparerai a mettere a fuoco, a usare il diaframma, ad inquadrare. Apprenderai a giocare con la macchina e le sue possibilità ed aggiungerai poesia. Raccogli tutto ciò che trovi di buono, creati una collezione di cose ottime, un piccolo museo in un astuccio. Segui il tuo gusto e nulla più, non credere a ciò che non ti appartiene, la vita sei tu e la vita è quel che si sceglie; ciò che non sia di tuo gusto, scartalo, non ti serve, tu sei il tuo unico criterio, guarda comunque agli altri, apprenderai….

Quando avrai una foto realmente buona, la ingrandisci, ne fai una stampa e la fai incorniciare, mettere in esposizione è dare qualcosa, come dar da mangiare, è giusto mostrare agli altri ciò che si è fatto con fatica ma con passione, non è peccare di superbia, fa bene, è sano per gli altri e per te, perché ti da credito. CON QUESTO HAI SUFFICIENTI DRITTE PER INIZIARE, SI TRATTA DI VAGABONDARE, STAR SEDUTI SOTTO UN ALBERO, SI TRATTA DI PERDERSI NELL’UNIVERSO, SI INIZIA A GUARDARE DIVERSAMENTE.

IL MONDO CONVENZIONALE TI METTE IL PARAOCCHI, BISOGNA USCIRNE DURANTE IL “MOMENTO DELLA FOTOGRAFIA”.

Tuo, Sergio

Sergio Larrain, Fotografo cileno scomparso nel 2012.

Lettera

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Cari Fotografi, anche questa è una lettera che mi ha aiutato ad apprendere la Fotografia.


Parigi
17 febbraio 1903

Caro Signore,

La tua lettera è arrivata pochi giorni fa. Voglio ringraziarvi per la grande fiducia che avete riposto in me. Questo è tutto ciò che posso fare. Non posso discutere i tuoi versi; poiché ogni tentativo di critica mi sarebbe estraneo. Nulla tocca un'opera d'arte così poco come le parole di critica: sfociano sempre in incomprensioni più o meno fortunate. Le cose non sono tutte così tangibili e dicibili come la gente di solito ci fa credere; la maggior parte delle esperienze sono indicibili, accadono in uno spazio in cui nessuna parola è mai entrata, e più indicibili di tutte le altre cose sono le opere d'arte, quelle esistenze misteriose, la cui vita sopravvive accanto alla nostra piccola vita transitoria. (LA FOTOGRAFIA PUÒ ESISTERE IN QUESTO SPAZIO INDICABILE-DS)

Con questa nota come prefazione, posso solo dirti che i tuoi versi non hanno uno stile proprio, sebbene abbiano inizi silenziosi e nascosti di qualcosa di personale. Lo sento più chiaramente nell'ultima poesia, "My Soul". Lì, qualcosa di tuo sta cercando di diventare parola e melodia. E nel bel poema “A Leopardi” forse appare una specie di parentela con quella figura grande e solitaria. Tuttavia le poesie non sono ancora nulla in sé, non ancora nulla di indipendente, anche l'ultima e quella di Leopardi. La tua gentile lettera, che li ha accompagnati, è riuscita a farmi chiarire vari difetti che ho sentito leggendo i tuoi versi, sebbene non sapessi nominarli in modo specifico.

Ti chiedi se i tuoi versi sono buoni. Mi chiedi. Hai chiesto ad altri prima di questo. Li mandi alle riviste. Li confronti con altre poesie e sei sconvolto quando alcuni editori rifiutano il tuo lavoro. Ora (dal momento che hai detto che vuoi il mio consiglio) ti prego di smettere di fare quel genere di cose. Stai guardando fuori, ed è quello che dovresti evitare di più in questo momento. Nessuno può consigliarti o aiutarti, nessuno. C'è solo una cosa che dovresti fare. Entra in te stesso. Scopri il motivo che ti ordina di scrivere; guarda se ha radicato le sue radici nel profondo del tuo cuore; confessa a te stesso se saresti dovuto morire se ti fosse proibito di scrivere. Questo soprattutto: chiediti nell'ora più silenziosa della tua notte: devo scrivere? Scava in te stesso per una risposta profonda. E se questa risposta risuona di assenso, se rispondete a questa domanda solenne con un forte, semplice “devo”, allora costruite la vostra vita secondo questa necessità; tutta la tua vita, anche nella sua ora più umile e indifferente, deve diventare segno e testimonianza di questo impulso. Allora avvicinati alla Natura. Poi, come se nessuno ci avesse mai provato prima, prova a dire ciò che vedi e senti, ami e perdi. Non scrivere poesie d'amore; evita quelle forme troppo facili e ordinarie: sono i più difficili con cui lavorare e ci vuole un grande potere completamente maturato per creare qualcosa di individuale in cui esistono tradizioni buone, anche gloriose, in abbondanza. Quindi salvati da questi temi generali e scrivi di ciò che la tua vita quotidiana ti offre; descrivi i tuoi dolori e desideri, i pensieri che ti passano per la mente e la tua fede in una sorta di bellezza Descrivi tutti questi con sincerità sincera, silenziosa, umile e, quando ti esprimi, usa le cose intorno a te, le immagini dei tuoi sogni, e gli oggetti che ricordi. Se la tua vita quotidiana sembra povera, non biasimarla; biasima te stesso; ammetti a te stesso che non sei abbastanza poeta per evocarne le ricchezze; perché per il creatore non c'è povertà né luogo povero, indifferente. E anche se ti trovassi in qualche prigione, le cui pareti non lasciano entrare nessuno dei suoni del mondo – non avresti ancora la tua infanzia, quel gioiello inestimabile, quella casa del tesoro dei ricordi? Rivolgi la tua attenzione ad esso. Cerca di suscitare i sentimenti sommersi di questo enorme passato; la tua personalità si rafforzerà, la tua solitudine si espanderà e diventerà un luogo dove puoi vivere nel crepuscolo, dove il rumore di altre persone passa, lontano, lontano.E se da , da questo voltarsi dentro, da questa immersione nel proprio mondo, escono poesie, allora non penserete di chiedere a nessuno se sono buone o no. Né cercherai di interessare le riviste a queste opere: perché le vedrai come un tuo caro possesso naturale, un pezzo della tua vita, una voce da essa. Un'opera d'arte è buona se è nata per necessità. Questo è l'unico modo in cui si può giudicare. Allora , caro signore, non posso darvi altro consiglio che questo: entrare in voi stessi e vedere quanto è profondo il luogo da cui sgorga la vostra vita; alla sua fonte troverai la risposta alla domanda se devi creare. Accetta quella risposta, così come ti viene data, senza cercare di interpretarla.Forse scoprirai di essere chiamato ad essere un artista. Allora prendi su di te quel destino, e portalo, il suo peso e la sua grandezza, senza mai chiederti quale ricompensa potrebbe venire dall'esterno. Perché il creatore deve essere un mondo per se stesso e deve trovare tutto in se stesso e nella Natura, a cui è consacrata tutta la sua vita.

Ma dopo questa discesa in te stesso e nella tua solitudine, forse dovrai rinunciare a diventare poeta (se, come ho detto, si sente di poter vivere senza scrivere, allora non si dovrebbe scrivere affatto). Tuttavia, anche allora, questa ricerca interiore che ti chiedo non sarà stata per niente. La tua vita troverà ancora le sue strade da lì, e che possano essere buone, ricche e larghe è ciò che desidero per te, più di quanto possa dire.

Cos'altro posso dirti? Mi sembra che ogni cosa abbia la sua giusta enfasi; e infine voglio aggiungere solo un altro consiglio: di continuare a crescere, silenziosamente e seriamente, attraverso tutto il tuo sviluppo; non potresti disturbarlo più violentemente che guardando fuori e aspettando risposte dall'esterno a domande a cui solo il tuo sentimento più intimo, nell'ora più tranquilla, può forse rispondere.

È stato un piacere per me trovare nella tua lettera il nome del professor Horacek; Ho grande riverenza per quell'uomo gentile e dotto e una gratitudine che è durata nel corso degli anni. Per favore, gli dici come mi sento; è molto gentile da parte sua pensare ancora a me, e lo apprezzo.

La poesia che mi hai affidato, te la rimando. E vi ringrazio ancora una volta per le vostre domande e per la sincera fiducia, di cui, rispondendo nel modo più onesto possibile, ho cercato di rendermi un po' più degno di quanto non lo sia realmente, in quanto estraneo.

Sinceramente vostro,

Rainer Maria Rilke

Il custode degli alberi

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Da distante ero incuriosito da cosa stesse facendo. Dei gesti insoliti, amorevoli e Nobili nei riguardi degli alberi.
Mi avvicinai con discrezione e iniziai una piacevole chiacchierata. Mi racconta il lavoro che sta facendo. “Mi prendo cura dei secoli, questi alberi centenari han bisogno di essere presi sempre in considerazione. Pulisco i loro piè con strumenti rudimentali, costruisco tutto io sà! Li accarezzo per sentire se c’è ancora quella fastidiosa e opportunista edera che si arrampica fino in cima…e se non la fermi, loro poi soffrono! ‘Gratto la loro pelle, la corteccia, ‘parchè me par ben, parchè me piase ea netissia! Parchè te cati pì sui alberi che in te i libri’ (perche mi sembra bene così, perché mi piace la pulizia! Perché trovi più sugli alberi che nei libri).

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