claudiomatarazzo

L'instant engendre la forme, et la forme fait voir l'instant.

Paul Valéry

Claudio Matarazzo nasce a Treviso nel 1978.
Dopo un diploma tecnico aggiunge quello del Liceo Artistico, sempre della sua città.
Inizialmente fotografa in modo libero e spontaneo, ma successivamente, grazie agli studi d’arte, approfondisce il linguaggio tecnico-fotografico in modo espressivo e creativo.
La partenza avviene sempre da una riflessione interiore di ciò che vede e incontra nel suo tragitto: luoghi, persone, cose e altro.
Dice della sua esperienza artistica: “C'è un proverbio giapponese che recita -L’uomo in silenzio è più bello da ascoltare- e proprio un silenzio interiore dà origine a tutte le mie foto.
Lavoro a pellicola e mi dedico allo sviluppo in bianco e nero che considero fortemente il colore della fotografia.
Non ho nessuna necessità di snaturare e quindi di usare flash o cavalletti, la luce naturale ha tutto, anche perchè la fotografia dà attenzione al reale e attinge dalla realtà stessa.
Già usando la propria sensibilità e il proprio punto di vista questa vien deviata e diventa soggettiva.
Non ricerco la qualità perfetta dell'immagine. Anzi mi comporto come uno scrittore che getta una bozza o una brutta copia. Ciò che mi interessa è il momento, lo studio, un movimento...e questo sarà un risultato di immagini che appariranno quasi sporche, graffiate, diverse da quelle che quotidianamente ci circondano.
Mi piacerebbe che il lettore, diventasse protagonista, che venisse immerso, spinto o attratto da una certa forza che lo coinvolga e che faccia smuovere o risvegliare un seme che è dentro."

Saper vedere non dipende dalle diottrie dei nostri occhi, ma dalla qualità della nostra mente.
Ecco quindi che c’è chi sa leggere il mondo e chi è cieco.
Chi si affida ai propri mezzi fisici e si avvale inoltre di un mezzo meccanico per mantenere in memoria e saper condividere con altri questa sua capacità, lo fa attraverso l’obiettivo di un apparato fotografico.
Quando Claudio Matarazzo ha cominciato a selezionare la visione del mondo a lui vicino e conosciuto, ha incamerato una lunga serie di immagini che ne hanno inconsapevolmente arricchito il bagaglio visivo.
Si è accorto di possedere questo tesoro interiore, lo ha scoperto spontaneamente, quasi per caso e lo ha valorizzato con l’aiuto del sistema fotografico.
Tutta questa ricchezza è quindi emersa.
Non basta vedere, bisogna amare ciò che si vede e appassionarsi alla sua comunicazione.
Non c’è quindi più nulla che sfugge allo sguardo e si carica di forza espressiva.
L’antichità statuaria viene rivista in “forme” vive, quasi in movimento, cogliendone l’attimo che, grazie a luci ed ombre, ne determinano la apparente mobilità.
La realtà diventa magica, attraverso gli occhi di chi sa vedere, riprendere e porgere al passante distratto e/o frettoloso.
L’immagine si ferma, ma sembra scattare.
Luoghi, case, persone sono le protagoniste di storie efficaci e serene.
Colore o bianco/nero non sono fondamentali per chi ne fa il giusto uso, cioè valorizzante di chi o cosa viene ritratto.
La grande scuola personale e il contributo della ricerca hanno fatto, di un semplice uomo, un artista che sotto il nome di Claudio Matarazzo cela una grande esperienza di ricerca di linguaggi che valorizzano se stesso e questo mondo circostante che lo ha accompagnato già dai primi passi reali, fino a quelli nuovi del mezzo fotografico.
Ci possiamo aspettare, quindi, di tutto da lui, perché la curiosità è la partenza e la ricerca della qualità è la caratteristica visibile di ogni suo passo nel campo dell’Arte di ieri, di oggi e, sicuramente, del suo domani.
Francesca Cursi

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