HAIKU IL CONFINE DEL NON DETTO
“Riducete all’essenziale ma
senza eliminare la poesia”
Leonard Koren
E’ con grande piacere che ho colto l’invito a collaborare a questa mostra dedicata al lavoro
di Claudio Matarazzo intitolata “Il confine del non detto” e già dal titolo comprendiamo che
non ci troviamo di fronte ad una semplice esposizione di immagini, ma a un percorso
poetico e meditativo.
Il “non detto” non è assenza, ma spazio da abitare. E’ ciò che sfugge alle parole, ciò che
rimane sospeso tra il visibile e l’invisibile. Ed è proprio in questo spazio che si colloca la
fotografia di Matarazzo.
Catturare attimi, momenti, fermare il tempo con uno scatto, raggiungere un’immagine che
diventa un respiro. Rubarli al tempo con uno sguardo attento, trattenerli per salvarli
dall’oblio di una vita frenetica, piena di tutto e vuota di meditazione.
Le foto che Claudio Matarazzo ci offre sono suggestioni indelebili, diventate immobili con
un clik, per vincere la frenesia, superare la rapidità, imprigionate in uno spazio deciso,
rubate alla luce di un momento, intrappolate in una forma che diviene una storia da
narrare, così da far durare, perdurare l’attimo fuggente.
Il suo gesto artistico si avvicina profondamente all’haiku giapponese: componimento
poetico di origine medievale, sviluppatosi nel XVII secolo, per parlare in modo delicato e
profondo dello scorrere del tempo. Ha aspetti sacri: sono sacerdoti i primi studiosi della
nuova espressione poetica.
L’haiku è la forma poetica della sottrazione: è composto da tre versi per un totale di 17
sillabe o more, secondo lo schema 5/7/5, nasce per cogliere l’attimo e restituirlo nella sua
nudità.
Non un racconto, non una spiegazione, ma un’immagine che nella sua essenzialità
diventa universale.
Così la fotografia di Matarazzo: non illustra, non giudica, non cerca il clamore.
Sospende l’istante e lo affida allo sguardo di chi osserva.
Ogni scatto diventa una pausa, un varco che ci permette di rallentare, di meditare, di
ritrovare una connessione con noi stessi.
Non è un caso che l’autore abbia maturato la sua sensibilità attraverso lo studio delle arti
marziali giapponesi, della spiritualità e della letteratura Zen e dell’estetica minimalista.
In Oriente, come nella musica, il vuoto non è mancanza, ma pienezza.
E’ lo spazio dove le cose possono accadere, dove il visibile dialoga con l’invisibile: questo
principio attraversa tanto l’haiku quanto le sue fotografie, secondo la filosofia giapponese
rispecchia l’estetica del “Ma”.
Il bianco e nero che Matarazzo predilige, non è un vezzo stilistico, ma una scelta radicale.
Eliminando il colore l’immagine si spoglia del superfluo e diventa forma essenziale.
E’ un linguaggio diretto, schietto, austero, ma mai grave.
Qui risuona un’estetica vicina al “wabi-sabi”: la bellezza sobria, imperfetta, capace di
evocare più che di mostrare, di suggerire più che di dichiarare.
Questa mostra non si limita dunque a proporci fotografie: ci suggerisce un’esperienza.
E’ un percorso interiore, un invito a camminare lentamente tra immagini che sono al
tempo stesso paesaggi esteriori e paesaggi dell’anima.
Matarazzo ci invita a diventare flàneur di noi stessi, a vagare con lo sguardo e con il
pensiero, a lasciarci sorprendere da dettagli minimi che rivelano verità più grandi.
In fondo l’haiku e la fotografia condividono la stessa missione: fermare l’attimo e renderlo
duraturo, l’haiku condensa un’emozione in 17 sillabe, la fotografia in un solo fotogramma.
Entrambi chiedono: silenzio attenzione presenza.
Per questo motivo la mostra si conclude con un gesto che restituisce al pubblico un ruolo
attivo: siete invitati a comporre un vostro haiku, non serve essere poeti, basta ascoltare ciò
che un’immagine vi suggerisce.
Un esercizio di sguardo e di ascolto, un modo per lasciare che l’arte diventi dialogo.
In un’epoca in cui tutto corre, il “fotografo-poeta”, ci ricorda che l’arte non è solo
spettacolo, ma anche scelta e resistenza alla velocità, alla superficialità, alla distrazione.
Le sue fotografie sono un invito a fermarsi, a osservare, a ritrovare quella bellezza
essenziale che troppo spesso ci sfugge.
Concludo con una suggestione: l’haiku, diceva Roland Barthes, è un’arte senza profondità,
perché la sua profondità è tutta in superficie.
Lo stesso potremmo dire di queste fotografie: sono semplici e immediate, ma proprio in
questa semplicità si apre un orizzonte immenso.
Vi invito a percorrere questa mostra con lentezza, silenzio e disponibilità interiore, a
lasciarvi attraversare dalle immagini e se vorrete a rispondere con i vostri versi. Perchè
l’arte vive davvero solo nell’incontro tra chi crea e chi osserva.
Settembre 2025
Marina Scroccaro
"Catturare attimi di vita. Catturare quei secondi di immagini che poi scappano via. Catturare e immortalare luoghi e uomini e pensieri, paure, gioie e fantasmi. Tutto questo, e tanto altro, per intrappolare spazi ed esistenze nel timore che fuggano. Così la macchina fotografica si trasforma in un occhio rapido e indagatore, salvandoci dal dimenticare istanti in bianco e nero, sprazzi di tempo fuggenti che altrimenti si perderebbero nei meandri della nostra mente, già traboccante di timori inquietudini speranze e sogni. Queste sono le situazioni che fuggono anche loro velocemente come sono nate. Puff… e volano via come suggestioni che ci passano per la testa e a volte tornano e ritornano, quando ammiriamo le immagini fuggevoli, fuggenti e fuggitive di Claudio Matarazzo.... continua
Laura Malaterra
L’AuraPhotographica
"Claudio Matarazzo ci regala immagini di altissimo livello che lo portano al periodo di un neorealismo francese. Il suo recupero di una fotografia umanista che lo mette al pari di Boubat e Brassai."
Vasco Ascolini
Maestro Fotografia Italiana
Intervista Radiofonica "Commento in Studio".
Donatella Pohar
Vicedirettore Radio Capodistria (RTVSLO.si)
Great beautiful images series by the prestigious Italian photographer Claudio Matarazzo, inspired by my album 'Tangible' and its concept. Claudio wrote... "Tangible è una strada che va nei ricordi. Memorie d'infanzia, segni dell’adolescenza, i sentimenti e tutti i moti dell’anima. Le partenze per chissà quali destinazioni, per poi tornare sempre dentro di noi, dove tutto rimane e resta ancora vivo e tangibile"
Bruno Sanfilippo
Maestro pianista compositore
"ad21 presenting a beautiful images series by the prestigious Italian photographer Claudio Matarazzo, inspired by the album 'Tangible' and its concept.
“Tangible” è una strada che va nei ricordi. Memorie d'infanzia, segni dell’adolescenza, i sentimenti e tutti i moti dell’anima. Le partenze per chissà quali destinazioni, per poi tornare sempre dentro di noi, dove tutto rimane e resta ancora vivo e tangibile. C.Matarazzo."
ad21
"Claudio Matarazzo esplora panorami in-finiti, vasti e frastagliati, superfici discontinue nelle quali coglie l’eco del mistero emotivo. Ogni scatto si rivela come icona dai riflessi sacri: rare connessioni indicano vie di fuga della vita, pensieri e modi di sentire da artista visivo di questo nostro tempo buio. I suoi luoghi accolgono una specie di magia, un’energia particolare da leggere senza fantasia, perché in ogni opera c’è vita vera, notturna, lenta e silenziosa, esperita in solitudine. Il vuoto si compiace di essere colmo di poco, vivo di niente."
Alessandra Santin
Fondazione Giovanni Santin Onlus
"Claudio Matarazzo ha una particolare dedizione e attrazione per l’attimo in cui la scena si trasforma, il momento fugace ma preciso in cui un’immagine si imprime negli occhi e nella mente ma se la cerchi non puoi più ritrovarla. Affascinato dalla figura del flâneur che emerge nel testo di Baudelaire “Lo spleen di Parigi”, Matarazzo si muove nell’oscurità alla ricerca degli angoli parigini che ogni città cela, desidera carpire quell’istante, prima che diventi evanescente, come se l’immagine fosse l’eco di un suono lontano che attrae l’attenzione della macchina fotografica. Questo tipo di percezione è attiva soprattutto durante un viaggio, fuori dagli ambienti conosciuti, eppure Matarazzo ricerca queste tracce mentre cammina, in una sorta di "transurbanza", nei comuni momenti quotidiani e, naturalmente nel silenzioso andare notturno. Forse avviene così un momento magico, in una specie di spazio sospeso e insondato, uno spazio temporale che viene accolto e sentito come un preludio di."
Chiara Stival
Li[ b ]reriamoci
"Una dedizione particolare per quell’attimo in cui la scena muta e tutto appare come fugace e fulmineo, indimenticabile ma non più “ritrovabile”. È un istante che vale il match, senza sconti il tutto nell’errante silenzio notturno, sospeso e magicamente insondato e nostalgico."
Mauro Lama
"Il nuovo Terraglio"
"Saper vedere non dipende dalle diottrie dei nostri occhi, ma dalla qualità della nostra mente.
Ecco quindi che c’è chi sa leggere il mondo e chi è cieco.
Chi si affida ai propri mezzi fisici e si avvale inoltre di un mezzo meccanico per mantenere in memoria e saper condividere con altri questa sua capacità, lo fa attraverso l’obiettivo di un apparato fotografico.
Quando Claudio Matarazzo ha cominciato a selezionare la visione del mondo a lui vicino e conosciuto, ha incamerato una lunga serie di immagini che ne hanno inconsapevolmente arricchito il bagaglio visivo.
Si è accorto di possedere questo tesoro interiore, lo ha scoperto spontaneamente, quasi per caso e lo ha valorizzato con l’aiuto del sistema fotografico.
Tutta questa ricchezza è quindi emersa.
Non basta vedere, bisogna amare ciò che si vede e appassionarsi alla sua comunicazione.
Non c’è quindi più nulla che sfugge allo sguardo e si carica di forza espressiva.
Luoghi, case, persone sono le protagoniste di storie efficaci e serene.
Colore o bianco/nero non sono fondamentali per chi ne fa il giusto uso, cioè valorizzante di chi o cosa viene ritratto.
La grande scuola personale e il contributo della ricerca hanno fatto, di un semplice uomo, un artista che sotto il nome di Claudio Matarazzo cela una grande esperienza di ricerca di linguaggi che valorizzano se stesso e questo mondo circostante che lo ha accompagnato già dai primi passi reali, fino a quelli nuovi del mezzo fotografico.
Ci possiamo aspettare, quindi, di tutto da lui, perché la curiosità è la partenza e la ricerca della qualità è la caratteristica visibile di ogni suo passo nel campo dell’Arte di ieri, di oggi e, sicuramente, del suo domani."
Francesca Cursi
Scrittrice e Critica d'Arte